IL GIARDINO DEI CILIEGI

con: Riccardo Buffonini, Sonia Burgarello,  Sara Drago, Mauro Lamantia,  Giancarlo Latina, Luigi Maria Rausa, Beppe Salmetti, Carla Stara

violoncello: Bruna Di Virgilio

musiche: Chiara Mallozzi

assistente alla regia: Astrid Casali

scenografia: Maria Paola Di Francesco

disegno luci: Marco Giusti

 

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Uno dei testi più rappresentati e conosciuti di A. Cechov merita oggi un percorso di riscoperta che giustifichi la stessa messa in scena. Il fallimento di una famiglia borghese e la loro consequenziale perdita di proprietà, l’emancipazione dei servi e il loro riscatto sociale emergono lampanti ad una prima lettura de il giardino dei ciliegi. Ma partendo da queste tematiche abbiamo voluto affrontare un’indagine su tutte quelle dinamiche umane che i personaggi dell’opera subiscono. Con il giardino dei ciliegi oggi noi vogliamo raccontare del disastro di famiglie distrutte dalla crisi. Della paura di reagire alle difficoltà vendendo i beni effimeri solo perché simbolici in una famiglia, salvo poi trovarsi sul lastrico e strangolati dai debiti. Vogliamo raccontare la condizione di migliaia di famiglie, di nuovi e vecchi poveri, che per vergogna, per indole e per ignoranza, sprofondano nelle mani di chi, senza scrupoli, approfitta del disagio economico prodotto dalla crisi. I personaggi del giardino sembrano sordi che cercano di dialogare tra loro. Sembra che Cechov stesso voglia dire, gridare, poeticamente, ai personaggi di fare qualcosa per salvarsi ma, non c’è speranza, se non per chi ascolta il proprio corpo ed il proprio istinto. Lo stare cechoviano è lo stare di un’intera società, che, depressa e ansiosa, non può permettersi il pane, ma gioca alla lotteria. Vogliamo raccontare di famiglie che spesso non sono in grado di proteggersi dagli agenti esterni, specialmente se colpite da tragedie inaudite, come la perdita di un figlio. Famiglie che sembrano togliere ogni concretezza allo sguardo sulle cose concrete della vita per involvere fino al fallimento economico ed all'implosione affettiva.